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Avere cura: alla (ri)scoperta delle aree interne

Abbiamo bisogno di riscoprire il senso del prenderci cura, cura di noi, cura degli altri, cura di ciò che ci circonda, con la consapevolezza che avere cura di qualcuno o di qualcosa non vuol dire solo mettersi in ascolto ma avere un’attenzione piena fatta di gesti concreti. È così che ci piace pensare anche la cura che abbiamo dell’ambiente che ci circonda. Con  “Laudato sì” Papa Francesco ci ha più volte invitato a ripensare il nostro atteggiamento di rispetto e salvaguardia dell’ambiente, ma averne cura significa valorizzarlo (e sapere come farlo) in ogni suo aspetto, non solo attivando stili di vita alternativi, ma tornando ad avere attenzione per quelle realtà spesso dimenticate come le piccole comunità delle aree interne.

Aree composte spesso da paesini, realtà locali, ricche non solo da un punto di vista paesaggistico, che raccontano la bellezza della nostra regione e che sono fatte soprattutto di tracce e tradizioni di una cultura popolare che porta con se è in sé la storia di quei luoghi, di chi li ha abitati e forse un po’ di tutti noi.

Comunità e paesi i cui molti elementi storici e culturali appartengono anche a noi ma che il nostro essere abituati a vivere il presente frenetico, fatto di obiettivi e appuntamenti, in città spesso caotiche, ci hanno fatto chiudere nel cassetto dei ricordi o dei luoghi lontani. Parliamo di un patrimonio tanto prezioso quanto spesso poco valorizzato dalle stesse amministrazioni locali e nazionali. Ormai la crescita frettolosa e frenetica delle grandi aree metropolitane, seppur favorendo un maggiore sviluppo, offrendo possibilità di crescita e formazione per tanti, ha comportato di contro un sempre maggiore abbandono ed impoverimento delle piccole comunità appartenenti alle aree interne.

Avere cure delle comunità e dei borghi che caratterizzano le nostre aree interne e dell’ambiente che ci è stato donato significa, dunque, riscoprire non solo il valore della natura che ci circonda, ma anche la ricchezza di quei luoghi, rallentare il passo e scegliere di valorizzare le potenzialità che quei luoghi hanno, imparando a conoscerli, sostenerli per far emergere le infinite potenzialità che hanno in termini di benessere, di rigenerazione e di elementi storico culturali. Averne cura significa riscoprirne la bellezza, un’occasione che se da un lato ci può aiutare a scandire e vivere meglio questo tempo nella sua giusta misura, tornando a cogliere il valore e significato delle nostre radici e quella dei nostri antenati, dall’altro vuol dire tornare a dare vita e strumenti a chi quelle aree ancora le vive e desidera continuare a viverle, portando alla luce e all’attenzione dei tanti le infinite risorse di cui queste aree sono portatrici.

Averne cura oggi significa accompagnare la scelta dell’abitare le aree interne con strumenti innovativi per creare opportunità di ricchezza nei territori e per promuovere una maggiore partecipazione che ruoti sul fulcro della coesione sociale tra le diverse realtà coinvolte.

 

Luigina Tartaglia

Responsabile Ufficio Promozione Mondialità

Caritas Pescara-Penne

 

In marcia ogni giorno per la Pace

Dialogo, istruzione, cura, lavoro, servizio, dignità, testimonianza, 7 parole che racchiudono in loro le brevi riflessioni che ci hanno accompagnato nella settimana della Marcia per la Pace 2022. 15 minuti al giorno, un tempo breve ma sufficiente per portare con noi anche solo una parola, una riflessione che ci accompagnasse in un percorso di costruzione della Pace. Un percorso che in realtà siamo invitati a costruire ogni giorno perché è così che ci piace pensare e immaginare la pace: come un insieme di piccoli semi gettati ogni giorno; un percorso che ci invita a crescere, ad interrogarci, a non abbassare lo sguardo di fronte alle disuguaglianze, di fronte a nuovi armamenti e di fronte all’indifferenza e alla poca cura.

Ascoltarsi: avere cura di noi per ascoltare e accogliere gli altri, come anche ci hanno ricordato Mario e Alfonsina, referenti per la Pastorale Familiare.

Ci siamo messi in cammino in questi questi 7 giorni per ribadire la volontà ad essere artigiani di pace attraverso piccoli gesti fatti con passione, costanza e pazienza, per essere anche noi, nel nostro piccolo, protagonisti attivi di un cambiamento necessario.

Voglio ripercorrere in un breve excursus alcuni spunti che come fili ci hanno permesso di accogliere e comprendere quanto Papa Francesco ci ha voluto dire attraverso il messaggio della 55^ Giornata Mondiale per la Pace.

in questa virtuale marcia, don Massimo Di Lullo, responsabile dell’Ufficio Missionario, ci ha ricordato come ancora la nostra economia sia basata sul profitto; un’economia dell’iniquità che uccide e che ancora vede l’istruzione come una spesa piuttosto che un investimento, un progettare per il futuro invitandoci attraverso questi brevi spunti a lavorare per una società basata sulle relazioni e sulla generatività, dove al fianco del PIL (prodotto interno lordo) si dovrebbe osservare il Fil (felicità interna lorda).

E questo lo sanno bene i ragazzi di Young Caritas che nel loro intervento ci hanno ricordato quanto sia importante e proficuo mettere a servizio le proprie capacità, il proprio tempo, come tutto ciò ci rende in primis artigiani di pace.

Con don Antonio Del Casale dell’ufficio di pastorale sociale e del lavoro ed Emanuele, animatore di Policoro ci  siamo  soffermati a riflettere insieme sui dati relativi alla nostra realtà territoriale, alla piaga dei morti sul lavoro, alla presenza di immigrati che ci permettono di avere ortaggi sulla nostra tavola, lavoratori che vanno riconosciuti e tutelati nel modo giusto.

E poi le parole di Licio Di Biase, storico, con cui abbiamo portato il ricordo di testimoni locali su percorsi di costruzione di Pace e che hanno fatto della cultura, della politica e del vivere civile le pietre angolari del bene comune.

A chiudere questo cammino l’intervento del nostro Arcivescovo, Mons. Tommaso Valentinetti, che ha fatto da legante a tutte le riflessioni ed ha esortato tutta la comunità ad essere vera protagonista della Pace.

In conclusione voglio ringraziare tutti quanti sono stati con noi per questa diciasettesima Marcia per la Pace, che seppur non vissuta in presenza, ci ha dato l’occasione di condividere pensieri e riflessioni per l’edificazione di una società più giusta, ripensare un nuovo patto educativo e lavorare per un mondo di Pace.

 

Luigina Tartaglia

Responsabile Ufficio Promozione Mondialità

Caritas Pescara-Penne

 

I CARE: Natale come tempo di cura

Carissime e carissimi,

per gli auguri di quest’anno prendiamo in prestito un’espressione di don Lorenzo Milani: I CARE.

Con la speranza che il Natale sia per ciascuno l’inizio di un tempo di cura.

 I CARE. Me ne importa. Me ne interesso. Mi sta a cuore.

Un messaggio chiaro, il contrario del me ne frego.

Oggi più che mai nel nostro servizio di gratuità e di amore verso il prossimo, siamo chiamati a capire cosa ci sta più a cuore. Un invito a metterci il cuore, in ogni momento della nostra vita, nei piccoli gesti quotidiani, negli sguardi di attenzione e cura che rivolgiamo a chi percorre un tratto di strada insieme a noi.

 I CARE. Io mi prendo cura di te. Tu prenditi cura di me.

 Grazie per il vostro servizio di prossimità nei confronti degli ultimi.

Auguri per un Santo Natale e un nuovo anno di Pace!

Corrado De Dominicis

Direttore Caritas Pescara-Penne

Avvento, tempo di attesa e di speranza

Carissimi,

inizia l’Avvento, tempo privilegiato di attesa in vista del Natale.

Anche se viviamo ancora nell’incertezza il periodo che precede le festività natalizie, non dobbiamo dimenticare di essere chiamati ad essere testimoni di speranza, della Speranza con cui vogliamo dire, a parole e con i gesti, che ciascuno è dono per la vita dell’altro.

In questi giorni Papa Francesco, incontrando alcuni artisti, ha sottolineato come “la bellezza del Natale traspare nella condivisione di piccoli gesti di amore concreto. Non è alienante, non è superficiale, non è evasiva; al contrario, allarga il cuore, lo apre alla gratuità, al dono di sé, e può generare anche dinamiche culturali, sociali ed educative”.

Ecco. Sarebbe davvero bello provare a vivere questo tempo che precede la festa con un’attenzione particolare a piccoli e quotidiani, gesti di bellezza, di attenzione all’altro sia esso il collega, il volontario, l’accolto. Ogni incontro inizia quando comincio a prepararlo, ogni incontro inizia con la cura che metto nel prepararlo.

Uscire da questa pandemia non significa uscire solo dal Covid-19, dai problemi sociali, dai problemi del lavoro, dalle difficoltà economiche. Credo fortemente che uscire da questo tempo significhi soprattutto uscire dal nostro egoismo, dalle nostre rigidità, dai nostri pregiudizi, dalle nostre chiusure e, forse, dalle nostre paure nei confronti dell’altro per andare incontro, con cuore grato, alle persone che incrociamo nella nostra storia.

Allora, approfittando ancora delle parole del Papa nel corso dell’ultima udienza generale, “auguro a ciascuno di voi di aprire il cuore al Signore”. “La nostra vita diventa bella e felice quando attendiamo qualcuno di caro e importante. Questo Avvento vi aiuti a trasformare la speranza nella certezza che Colui che aspettiamo ci ama e non ci abbandona mai”.

Buon cammino.

Corrado De Dominicis

Direttore Caritas Pescara-Penne

Ripensare le comunità per guardare insieme al domani

[Dalla lettera di introduzione al Bilancio Sociale 2020 della Fondazione Caritas Onlus]

Restituire un anno di impegno è sempre complesso perché complessa è la realtà che viviamo ogni giorno. Restituire il 2020 è ancora più complesso perché parliamo di un unicum che ha segnato la Storia e la storia di ciascuno senza distinzioni geografiche, di età o di qualsiasi altro elemento che contraddistingue la vita dell’uomo. Una centrifuga che ha agito come un acceleratore di particelle creando urti che ancora oggi facciamo fatica a decifrare.

Emerge, in questo particolare anno, in maniera ineluttabile quanto abbiamo provato a negare, nascondere, non vedere per comodità, indifferenza, egoismo per tanti anni: “l’inequità è la radice dei mali sociali” (cfr. Evangelii Gaudium n. 202).

Emerge ancora tanta paura, incertezza per il presente e per il futuro. Immersi nella bolla della prossima uscita dalla pandemia che si fa ancora fatica a dissolvere.

Siamo chiamati però a un atto di responsabilità, di presa di coscienza e di uscire dal falso mito del ritorno ad una normalità che non può essere quella che abbiamo lasciato alle nostre spalle e che generava ingiustizie sociali e favoriva l’aumento della forbice tra i “ricchi” e i “poveri”.

Se non ci si salva da soli, per usare un’espressione di Papa Francesco, non possiamo non fare una inversione di marcia decisa, che metta fine a quel processo di fragilizzazione che abbiamo visto e sul quale, a fatica, abbiamo provato a mettere piccoli cerotti su ferite per le quali erano necessari interventi chirurgici.

Sono necessarie politiche d’intervento in un quadro nel quale è necessario ripensare le comunità, le relazioni per lavorare davvero, senza esitazioni, alla costruzione del bene comune in un’ottica di corresponsabilità. Guidiamoci reciprocamente al bene!

Più di 81.000 pasti distribuiti, circa 130 persone ospitate nelle accoglienze notturne, oltre 1.000 famiglie prese in carico e accompagnate dagli Empori della Solidarietà per il loro sostentamento quotidiano, centinaia di bambini e ragazzi sostenuti per studio e affiancamento socio-educativo e oltre 150 migranti e richiedenti asilo accolti,  sono solo alcuni dei numeri presenti in questo bilancio sociale, persone che nel 2020 hanno sperimentato fatiche e fragilità nel nostro territorio e che con l’aiuto e il sostegno degli operatori e, soprattutto, di 600 volontari della Fondazione, le Caritas parrocchiali e la rete di enti ed associazioni solidali, hanno potuto constatare anche la bellezza della solidarietà, dell’ascolto, della fratellanza.

Abbiamo la possibilità di ripensarci, di ricominciare in quella che tutti aspettiamo come una ripartenza dopo un grande black out. Ripartiamo però fuori dagli schemi, abbattendo le barriere, i pregiudizi e lasciandoci ispirare dalla sapienza di chi ascolta le fragilità per andare al passo degli ultimi ed essere, davvero, una comunità che non difende i propri confini ma si orienta al bene maggiore per tutti e per ciascuno, nessuno escluso.

Buon servizio!

Corrado De Dominicis

Direttore Caritas Pescara-Penne

I 50 anni della Caritas

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI MEMBRI DELLA CARITAS ITALIANA NEL 50° DI FONDAZIONE

Aula Paolo VI
Sabato, 26 giugno 2021

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti, tutti!

Ringrazio il Cardinale Bassetti e il Presidente della Caritas Italiana, Monsignor Redaelli, per le parole che mi hanno rivolto a nome di tutti. Grazie. Siete venuti dall’Italia intera, in rappresentanza delle 218 Caritas diocesane e di Caritas Italiana, e io sono contento di condividere con voi questo Giubileo, il vostro cinquantesimo anno di vita! Siete parte viva della Chiesa, siete «la nostra Caritas», come amava dire San Paolo VI, il Papa che l’ha voluta e impostata. Egli incoraggiò la Conferenza Episcopale Italiana a dotarsi di un organismo pastorale per promuovere la testimonianza della carità nello spirito del Concilio Vaticano II, perché la comunità cristiana fosse soggetto di carità. Confermo il vostro compito: nell’attuale cambiamento d’epoca le sfide e le difficoltà sono tante, sono sempre di più i volti dei poveri e le situazioni complesse sul territorio. Ma – diceva San Paolo VI – «le nostre Caritas si prodigano oltre le forze» (Angelus, 18 gennaio 1976). E questo è vero! […]

Clicca qui per leggere il discorso completoCopyright © Dicastero per la Comunicazione – Libreria Editrice Vaticana

Una Pasqua per ripartire insieme

Una Pasqua che per il secondo anno viviamo con paure e chiusure, nelle tante difficoltà che hanno visto le famiglie e i più fragili maggiormente colpiti come ci hanno detto anche i dati Istat. E’ tempo che sentiamo parlare di sostegni, ristori e altre forme di aiuto che però tardano ad arrivare e portano le persone a scoraggiarsi davanti a promesse non mantenute. Non c’è più tempo, è necessario agire ora: c’è bisogno di incentivi per il lavoro e per l’occupazione, misure di contrasto alle diseguaglianze sociali, che l’assegno unico per le famiglie non sottragga risorse, come si paventa, per tante famiglie ma che sia un valido strumento di sostegno e, ancora, strumenti per aiutare i giovani e gli adolescenti che stanno pagando a caro prezzo un tempo troppo lungo con la didattica a distanza con aumenti importanti di patologie e problematiche nello studio.

Un pensiero, poi, a tutte le famiglie che hanno perso i loro cari o che li vedono lottare per la vita in un letto di ospedale e a chi nelle corsie degli ospedali si prende cura dei malati.

Rivolgo infine un appello perché ci sia un’equa distribuzione dei vaccini anche per i senza dimora, gli ultimi e coloro che sono a rischio esclusione sociale. Sia davvero una Pasqua per ripartire insieme, per essere più inclusivi nelle scelte della politica a beneficio del bene comune!

 

Corrado De Dominicis

Direttore Caritas Pescara-Penne

Un Mondo nuovo da costruire insieme

Carissimi,

con la liturgia del Mercoledì delle Ceneri si apre il tempo della Quaresima.

Continuiamo a vivere un tempo incerto, ancora segnato dalla pandemia e al rapido mutamento della situazione sanitaria legata alla diffusione del Covid-19. E’ un tempo in cui sperimentiamo la precarietà, l’impotenza e l’instabilità.

All’inizio di questi quaranta giorni che conducono alla Pasqua vogliamo ricordare, attraverso il messaggio di Papa Francesco (Messaggio Quaresima 2021), tre strade per vivere a pieno questo tempo: digiuno, preghiera ed elemosina.

Digiunare per farci poveri con i poveri in una «povertà accettata» che fa spazio al necessario, libera da ciò che ingombra.

Pregare per alzare gli occhi, credere che «la storia non si chiude sui nostri errori» ed essere capaci di “andare oltre” le proprie preoccupazioni quotidiane e incontrare l’altro, con cuore aperto, nella sua ricchezza e non solo nelle sue povertà.

Praticare l’elemosina, essere uomini e donne di carità, per costruire insieme un mondo nuovo che sia capace di ripartire dai più fragili.

L’invito, l’augurio – anche qui mutuato dal messaggio del Papa – è di vivere questo tempo di precarietà nella carità attenta e compassionevole che è «l’espressione più alta della nostra fede e della nostra speranza» perché «ogni tappa della vita è un tempo per credere, sperare ed amare».

Buona Quaresima a tutti e a ciascuno!

 

Corrado De Dominicis

Direttore Caritas Pescara-Penne

Tornare all’essenziale, come occasione di vita nuova

Carissimi,

quest’anno il Natale sarà diverso. In questi giorni lo sentiamo ripetere, e forse lo affermiamo anche noi, in maniera continua, quasi ossessiva.

L’altro giorno anche io pensavo a quanto sarà diverso questo Natale per tutti: non avremo la possibilità di festeggiarlo con i nostri affetti più cari; non potremo stare con gli amici, con gli zii, addirittura con i nonni!

Nell’incontro dell’equipe della nostra Caritas diocesana riflettevamo su come per i nostri accolti, ma più in generale, per i poveri, che siano essi senza dimora, migranti, malati, vittime di sfruttamento, senza lavoro o persone fragili ed escluse, il Natale, anche questo, non sarà tanto diverso poiché spesso vivono l’impossibilità di festeggiarlo con i propri cari e con la serenità e il clima di famiglia tipici di questo Santo giorno.

Allora questo Natale può essere diverso, deve essere diverso. Questo non significa necessariamente peggiore. Abbiamo la possibilità di viverlo davvero con occhi e cuore rinnovati dal mistero del Dio Bambino che viene in mezzo a noi e ci chiede di tornare all’essenziale, riscoprire la bellezza dell’umanità e affrontare il prossimo anno come occasione di vita nuova.

Ci guidi “La Speranza che è audace, che sa guardare oltre la comodità personale, le piccole sicurezze e compensazioni che restringono l’orizzonte, per aprirsi a grandi ideali che rendono la vita più bella e dignitosa” (Papa Francesco, Fratelli tutti n.55).

Auguri per un Santo Natale e un nuovo anno di Pace!

 

Corrado De Dominicis

Direttore Caritas Pescara-Penne

Andare oltre

Carissimi,

é stato e continua ad essere un tempo impegnativo per tutti. Un tempo che ci ha chiesto e continua a chiederci di guardarci dentro, di tornare all’essenziale e, forse, di ritornare a quella scintilla che ci ha fatto mettere in cammino nel servizio della Carità, dell’Amore. Mi piace pensare a questo tempo che forse sentiamo come faticoso come all’occasione per rinnovare davvero la nostra vita, coltivare la speranza audace di sognare in grande, rigenerarci e rendere il domani diverso, valorizzando le piccole cose e le relazioni che tanto ci sono mancate, senza guardarci indietro con nostalgia e lasciando andare il passato, nel quale affondano le nostre radici, ma che deve spingerci ad andare oltre.

A ottobre di quest’anno saranno 10 anni che ho iniziato il servizio nella Caritas diocesana.

In questo tempo ho avuto la fortuna di potermi sperimentare in diverse attività. In ognuna di queste tappe devo riconoscere un dono di Dio per me perchè ho scoperto, sotto punti di vista diversi, la ricchezza e la bellezza che abbiamo la grazia di vivere ogni giorno nel servizio che siamo chiamati a svolgere.

All’inizio di questo nuovo anno pastorale e, all’inizio di questo servizio che mi ha chiesto l’arcivescovo, vorrei cogliere questa importante occasione per cinque brevi grazie.

Il primo va a Sua Eccellenza. Con lo spirito di servizio con il quale ho sempre cercato di vivere ogni servizio affidatomi, mi appresto ad affrontare l’impegno che il vescovo Tommaso mi ha proposto. Voglio ringraziarla per la fiducia, la stima e la vicinanza che mi ha sempre dimostrato e che, in questa occasione particolare, ho avuto, ancora una volta, modo di sperimentare da vicino. Sappiamo di poter contare sulla sua presenza e sulla sua amicizia. Spero di ricambiare con il mio servizio la fiducia concessa.

Poi voglio ringraziare don Marco per l’impegno profuso e per il cammino fatto insieme in questi anni. Gli auguriamo il meglio per il servizio in Caritas Italiana.

Il terzo grazie, che scaturisce con gioia oggi dal mio cuore, va ai parroci e a voi operatori e volontari della Caritas diocesana, delle numerose Caritas parrocchiali e dei gruppi di servizio della mensa. Senza l’accoglienza e l’attenzione dei nostri pastori che accompagna il vostro prezioso servizio, le vostre professionalità, la vostra passione e la forza del cammino di fede personale che confluisce nel cammino della nostra Chiesa locale, non potremmo essere testimoni di quella Carità che è il volto stesso del buon Dio. «Dio è carità. Chi rimane nella carità, rimane in Dio e Dio in lui» (1 Gv 4, 16). Rimaniamo nella carità e continuiamo, insieme, questa storia che il Signore ha iniziato con noi e con l’umanità intera.

In questo momento voglio spendere una parola di gratitudine per il mio papà, la mia mamma, mia sorella, la mia bimba e chi condivide con me la vita . Sono per me un esempio, una guida, un sostegno e il porto sicuro dove sostare per sentirmi davvero amato.

L’ultimo grazie, il più importante, quello più sentito va a Dio, Padre buono che sa operare anche attraverso strumenti insufficienti e al quale affido il mio, il nostro servizio ai poveri.

L’augurio è di mettere i poveri sempre di più al centro del nostro pensare, del nostro agire perché solo così saremo davvero testimoni dell’amore di Dio. L’altro giorno mi hanno consigliato di ascoltare una meditazione di fratel Enzo Bianchi in occasione di un incontro ad Assisi nell’ambito del Cortile di Francesco: era una lectio sull’oltre. Mi ha colpito la freschezza e la verità di un’affermazione che per noi cristiani rischia di restare un po’ sepolta sotto la polvere del “si è sempre fatto così”. Gesù è andato sempre oltre, fin da quando è andato oltre le sue prerogative, il suo privilegio di essere Dio. Una vera rivoluzione, Dio fatto uomo. A volte lo diciamo con un pizzico di “leggerezza”. Quanto è dirompente l’andare oltre di Gesù? Quanto squarcia la consuetudine della vita di tutto noi, ieri quanto oggi. Quanto ci chiama, in prima persona, ad andare oltre? 

Bene, allora, verso questo oltre mettiamoci in cammino ancora una volta, con coraggio! Buon servizio a tutti e a ciascuno, nell’attesa di incontrarci più da vicino, scambiare uno sguardo, tornare ad abbracciarci, e conoscerci meglio!

 

Corrado De Dominicis

Direttore Caritas Pescara-Penne